Perdersi – introduzione

Sentiva come un senso di insoddisfazione latente. Era lì, tutt’attorno a lei, le sfiorava la pelle. Allo stesso tempo, dall’interno veniva percossa da forti scariche di adrenalina, bloccata entro rigidi confini. Era profondamente combattuta tra una spinta interiore ad alzarsi, agire e un fardello sulle spalle che la bloccava sulla sedia dove era seduta. Prigioniera di meno di un metro quadrato. Non avrebbe saputo spiegare cosa avrebbe fatto se le gambe avessero sopraffatto la mente, forse sarebbe uscita, per poi rendersi conto che non vi era nulla di preciso, di delineato, di chiaro nelle sue intenzioni. Una parte di lei voleva fuggire, ad ogni costo, l’altra la tirava a sè impedendole di compiere un gesto decisivo. Odiava combattere con se stessa ma si rendeva conto che non faceva altro, e che puntualmente perdeva. Era debole, debole dentro, così debole da non essere in grado di riscattarsi e di riscattare la propria forza d’animo, che ora giaceva là in quell’angolino del suo corpo, in attesa. Provò a leggere un libro, pensando che forse tra le sue pagine avrebbe trovato una porta di uscita per qualche luogo lontano, eppure si rese presto conto che l’inchiostro rimaneva inchiostro e non le permetteva di immergervisi alla ricerca di nuove sensazioni. Alternava la lettura poco attenta a sguardi languidi lanciati alla finestra, sempre in cerca di qualcosa che non riusciva mai a trovare; fuori era una bella giornata, il sole di novembre accarezzava morbido i palazzi, baciava contento i visi delle persone in strada, abbracciava con calore tutta la città e lei desiderò fortemente che potesse trapassare il muro e inondarla del suo buonumore. Rendendosi conto dell’utopia del desiderio riportava lo sguardo sulle pagine bianche riempite di segni neri così sterili, così passivi, incapaci di assolvere al loro dovere. Quanta rabbia che le faceva quella consapevolezza di totale immobilità, quel gioco di sguardi e disillusioni, quel mare in tempesta che dentro le si agitava senza trovare pace. Poi fu un attimo, un brivido la percorse tutta e sentì che se non avesse preso in mano la situazione in quel momento non le si sarebbe più presentata l’occasione. Raccolse tutta la forza sopita perche si traducesse in uno slancio, fisico e psicologico, si alzò di botto, corse a prendere la borsa e il cappotto, afferrò le chiavi e, spalancata la porta, si lanciò giù per le scale. Ancora non aveva maturato un progetto su dove andare e cosa fare, l’importante era essere fuggita da quella prigionia. Non fece caso in quale direzione si avviò, iniziò a camminare confidando che avrebbe trovato la propria strada. Attorno a lei un via vai di vite senza fine; un turbine di sguardi, di voci, di gesti e di suoni la inondarono e lei vi riversò tutto il carico emotivo che in quel pomeriggio l’aveva tormentata fino al punto di non poterlo più sopportare. Si ritrovò a vagare cercando in ciò che aveva intorno il senso di quello che stava facendo, una risposta alla sua ricerca.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: